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Aborto: tanto bla bla bla … ma poi la legge, troppo spesso, rimane un pezzo di carta

La vittoria alle elezioni della coalizione di Destra ha fatto sorgere una certa apprensione sulla possibilità che possa essere modificata in senso restrittivo la legge sull’aborto. Eppure, è da anni che in molte regioni italiane le donne hanno enormi difficoltà ad abortire, nella (quasi) totale indifferenza.

Ultimamente il tema della regolamentazione dell’aborto è rimbalzato ripetutamente nelle discussioni dell’opinione pubblica. Dapprima la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha restituito agli Stati il potere di legiferare sul tema, sottraendolo al livello federale. Poi è venuta la campagna elettorale, in cui alcune affermazioni di esponenti della coalizione di destra hanno suscitato molteplici reazioni.

Tutta la discussione, in verità, è stata di carattere umorale e, come al solito, ha assunto la forma di uno scambio di mazzate fondato solo sullo spirito di tifoseria. Gli stessi organi d’informazione con questo spirito hanno alimentato la discussione. In verità, come vedremo, non c’è (quasi) forza politica o canale televisivo o giornale che non abbia la coscienza putrida su questo tema. Uno studio del 2018 (cioè di 4 anni fa) già denunciava lo stato catastrofico dell’applicazione della legge 194/78, quella che regolamenta la pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza (come viene definito l’aborto nella legge). Uno studio che cadde nell’indifferenza di (quasi) tutti i partiti e organi d’informazione.

 


INDICE
  1. L’articolo di Neodemos del 2018
  2. Gli impedimenti all’applicazione della legge sull’aborto
  3. Conclusioni

 


 
1. L’articolo di Neodemos del 2018

Nel maggio del 2018 Neodemos pubblicò un articolo a cura di Tommaso Autorino, Francesco Mattioli e Letizia Mencarini, dal titolo Aborto e obiezione di coscienza in Italia. In viaggio per poter abortire[1]. Il titolo già dice molto del suo contenuto: metteva in evidenza come l’alto tasso di medici obiettori nelle Aziende Sanitarie italiane, comporta come conseguenza che molte donne che intendono abortire devono migrare fuori dalla regione di residenza. Si noti: siamo a maggio del 2018. Ad aprile ci sono appena state le elezioni. Nei cinque anni precedenti il Paese ha avuto 3 Presidenti del Consiglio tutti appartenenti al PD, a capo di una coalizione di centro-sinistra (scusate, non so se ho fatto bene a mettere il trattino …). Seguiranno, da giugno, un governo Conte fondato su una colazione tra Movimento 5 Stelle e Lega Salvini Premier; poi dal settembre 2019 un secondo governo Conte fondato su una coalizione tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, che traghetterà al Governo Tutti-Dentro di Draghi da metà febbraio 2021.

 
 
 
Le reazioni

Le reazioni all’articolo di Neodemos sono state sostanzialmente nulle. Tutti i governi che si sono susseguiti lo hanno completamente ignorato. Tutti i partiti e tutti gli organi d’informazione, pure. C’è stata una sola eccezione: i Radicali. In particolare, l’Associazione Luca Coscioni ha subito osservato la gravità della situazione presentata dall’articolo e ha continuato insistentemente a denunciare che l’alta percentuale di medici obiettori rendeva in taluni casi sostanzialmente impraticabile, per le donne, la legge 194.

Anche le denunce dell’Associazione rimasero assolutamente inascoltate. Le ignorarono tutti i partiti politici, di destra e di sinistra, dell’alto e del basso. E le ignorarono tutti gli organi d’informazione, qualunque fosse la tifoseria di appartenenza. Perciò, lo stato di inapplicazione di fatto della legge è rimasto completamente ignorato. Da tutti. Dai governi, indipendentemente dal loro colore. Dai partiti, indipendentemente dalla loro bandiera. Dai giornali, indipendentemente dalla loro tifoseria.

 
 
 
La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti

Dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti dello scorso giugno, in Italia si sollevò uno scandalo di proporzioni cosmiche: ecco, ora negli Stati Uniti le donne dovranno migrare per abortire!!!!!! Era tutto uno starnazzare di orrore. Eppure, coloro che starnazzavano per ciò che accadeva negli Stati Uniti erano gli stessi che da 4 anni se ne infischiavano completamente di quello che non solo accadeva a casa loro, ma spesso accadeva dinanzi ai loro occhi. Nel più assoluto menefreghismo. Inutile dire che l’Associazione Luca Coscioni tornò a denunciare lo stato delle cose. Ma, un’altra volta, politica e informazione continuarono a ignorare bellamente quello che accadeva al di là del loro portone di casa. Starnazzare, in fondo, era molto più facile e, apparentemente, rendeva di più!

 
 
 
L’articolo dell’Economist

Ora, proprio il mese scorso, l’Economist ha pubblicato un altro articolo[2]. Erano tutti presi dalla campagna elettorale, dal cicaleccio quotidiano che la accompagnava. E l’articolo è stato quasi ignorato[3]. Eppure, in quell’articolo si riprendeva quello di Neodemos di 4 anni prima e lo si aggiornava con dati del 2020. Il quadro era letteralmente mortificante. Sostanzialmente, non era cambiato nulla.

È significativo che un articolo simile sia stato pubblicato in un giornale straniero. Dice dello squallore dello stato, non dico della libertà di stampa (questa, grazie al cielo, in Italia c’è), ma della stampa di per sé, solo prona ai poterucchi che si sceglie a alle tifoserie a cui si accoda, incapace troppo spesso di fare un’informazione degna di questo nome.

Inutile dire che l’Associazione Luca Coscioni è tornata a denunciare lo stato delle cose.

Un’altra volta, nel silenzio assoluto generale. L’Associazione, peraltro, ha notato come i dati usati dall’Economist risalissero al 2020, cioè a due anni fa. Perciò ha invitato il Ministro della Salute, Roberto Speranza, segretario di Articolo Uno, formazione spiccatamente di sinistra, a pubblicare almeno i dati aggiornati sui medici obiettori in Italia, se non altro. Da un Ministro di simile estrazione ci si aspetterebbe una particolare sensibilità a una simile sollecitazione.

Pensate che ci sia stata una qualche reazione da parte del Ministro? Niente! Niente di niente. Mutismo assoluto. Bocche cucite. Nulla di fatto. Menestrafottismo puro…


 
2. Gli impedimenti all’applicazione della legge sull’aborto

Cerchiamo, allora, di capire meglio che cosa emerge dai due articoli citati. Partiamo da quello di Neodemos del 2018 e soffermiamoci sulla parte relativa ai medici obiettori in Italia.

 
 
 
I medici obiettori di coscienza in Italia

L’indagine di Neodemos mostrava un quadro della situazione nel 2018 che è quella illustrata nella MAPPA 1. Quanto più il colore della regione è rosso scuro, tanto più alta è la percentuale di medici obiettori. Il numero riproduce il tasso percentuale di medici obiettori nella regione.

Il primo dato che balza agli occhi è che in tutta Italia i medici obiettori sono l’assoluta maggioranza, cioè sono più del 50%! Ripeto: in tutta Italia. O quasi, in verità. Le uniche due regioni in cui il tasso è più basso sono la Valle d’Aosta (addirittura sotto il 20%) e l’Emilia Romagna, dove però siamo appena sotto (48,2%). Nelle regioni meridionali, poi, si concentrano i tassi più alti del Paese, spesso superiori all’80%, come (in ordine di percentuale) in Campania, Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Puglia e Molise (in quest’ultima regione addirittura si supera il 90%!).

La gravità di una situazione simile credo non abbia bisogno di spiegazione: è evidente che quanto più è alto il tasso di medici obiettori, tanto più difficile sarà, per una donna, trovare un medico disposto a praticare un aborto. È per questa circostanza che una donna rischia di trovarsi nella condizione di doversi spostare in altrove per poter procedere all’intervento.

I medici obiettori nel 2018 erano oltre la metà tra i ginecologi operanti in Italia
MAPPA 1: Percentuale di medici obiettori per regione nel 2018 (Fonte: l’Irriverente su dati Neodemos)

 
 
 
I tassi di migrazione

L’articolo dell’Economist non riproduce i dati sui medici obiettori. Tuttavia, propone un’analisi dei tassi di migrazione. Nella MAPPA 2 riproduciamo il quadro proposto dall’Economist sui dati del 2020. Il senso della mappa non è di facilissima comprensione, perciò cerchiamo di chiarirne il significato in termini più semplici.

Le regioni colorate di rosso sono quelle in cui le donne hanno più difficoltà a trovare una struttura disposta a praticare un aborto. In queste regioni molte donne sono costrette a emigrare. Quanto più la regione è di colore rosso scuro, tanto più le donne sono indotte a emigrare. Le regioni gialle sono in una situazione di sostanziale equilibrio. Le regioni blu sono quelle in cui, invece, si verifica un certo tasso di immigrazione da aborto: sono cioè le regioni in cui più donne provenienti da altre regioni richiedono e ottengono la possibilità di abortire. Quanto più il colore è scuro, tanto più alto è il tasso di immigrazione abortiva, per così dire.

I flussi di migrazione per poter abortire sono palesemente dalle regioni meridionali a quelle settentrionali
MAPPA 2: la tendenza a migrare per poter abortire nel 2020 (Fonte: l’Irriverente su dati The Economist)

La mappa è eloquente. La migrazione è pressoché interamente dalle regioni meridionali a quelle centro-settentrionali. C’è proprio una vera e propria spaccatura del Paese. Non è solo un problema di medici obiettori, intendiamoci. Una componente rilevante di questa migrazione può avere altre ragioni. Molte donne giovani, per esempio, migrano per ragioni di studio ed è possibile che si trovino in condizione di dover chiedere di procedere a un aborto in una regione diversa da quella di provenienza (è verosimile che questo accada soprattutto in Valle d’Aosta, dove il tasso di migrazione è alto, nonostante il tasso di obiezione dei medici sia il più basso del Paese). Tuttavia, a parte il caso della Valle d’Aosta, la correlazione tra i dati nelle due mappe (quella dei medici obiettori e quella delle migrazioni) balza agli occhi.

 
 
 
Confronto tra 2018 e 2020

Nella MAPPA 3 confrontiamo quanto pubblicato da Neodemos sulla base dei dati del 2018 con quanto emerge dall’articolo dell’Economist sui dati del 2020. Le scale di colorazione sono differenti: Neodemos aveva stabilito una scala su 4 livelli, mentre l’Economist ne ha previsti 5, ma il significato è simile. Abbiamo cercato di tenere colori uguali con lo stesso significato: in quella di Neodemos non c’è il livello intermedio giallo, perciò eviteremo di commentari i casi di confine.

Nel confronto abbiamo aggiunto un’informazione non presente nella MAPPA 2: la sigla del partito del Presidente di Regione nei due anni.

Tra il 2018 e il 2020 le differenze sulla migrazione delle donne per abortire sono davvero minimali
MAPPA 3: Confronto tra i flussi di migrazione per abortire tra il 2018 e il 2020 (Fonte: l’Irriverente su dati Neodemos e The Economist)

 

Tra i due anni ci sono alcune differenze significative. In Lombardia il colore politico non è cambiato, ma il tasso di immigrazione è diminuito. In Veneto, il colore politico dell’amministrazione non è cambiato, ma, mentre nel 2018 le donne tendevano a emigrare per abortire, nel 2020 è divenuto una delle regioni con il più alto tasso di immigrazione abortiva. In Umbria la situazione è fortemente peggiorata: nel 2018, con una giunta PD, la regione aveva un elevato tasso di immigrazione, mentre nel 2020, con un’amministrazione della Lega, la regione soffre di un discreto tasso di emigrazione. In Calabria si è verificata la circostanza esattamente opposta: nel 2018, con un’amministrazione PD, il tasso di emigrazione era tra i più alti, mentre ora, con un’amministrazione Forza Italia, le emigrazioni ancora prevalgono ma sono percentualmente minori. In Sardegna, con un’amministrazione PD, il tasso di emigrazione era molto alto, mentre nel 2020, con l’amministrazione di una lista locale, la situazione è più equilibrata.


 
3. Conclusioni

Il fenomeno della migrazione delle donne che intendono abortire, di per sé, non sarebbe grave. O meglio: la sua gravità dipende dalla causa. Se la migrazione non dipende dalla volontà della donna, ma dalla necessità, in questo e solo in questo caso è grave. In altri termini: se una donna pratica un aborto in un’altra regione perché si è temporaneamente trasferita per i fatti suoi, è un conto; se invece è costretta a emigrare perché nella sua regione non riesce a trovare un medico disposto a operarla, è tutta un’altra storia!

 
 
 
La necessità di tenere monitorata la situazione dell’obiezione di coscienza dei medici

La mappa sulla distribuzione dell’obiezione di coscienza nel 2018 è spaventosamente eloquente: il tasso di obiezione tra i medici è altissimo! Per poter avere un quadro dello stato non solo dell’applicazione, ma anche dell’applicabilità della legge, disporre di questi dati è fondamentale. Il fatto che il Ministro della Salute non abbia dato alcun riscontro, meno che meno fattuale, alle sollecitazioni dell’Associazione Luca Coscioni è peggio che inqualificabile: è proprio vomitevole. Che poi gli organi d’informazione non diano alcuna risonanza alle richieste dell’Associazione lo è altrettanto. E lo stesso vale per il menefreghismo dei partiti, in particolare quelli che si riempiono tanto la bocca di diritti e poi se ne infischiano completamente (… forse a qualcuno viene in mente qualche idea? …)

 
 
 
Le responsabilità della destra

È noto che la destra, pressoché tutta, non ama la legge 194/78. Nel suo atteggiamento c’è una certa ingerenza politica proveniente da una Potenza Straniera denominata Città del Vaticano, neanche tanto malcelata. Tuttavia, le posizioni che essa, la destra, esprime sono assolutamente legittime e nessuno ha il diritto di censurarle, in alcun modo (… le ingerenze straniere, forse, un po’ meno). Fino a che l’azione politica consiste in un tentativo di persuasione dell’opinione pubblica, costituisce una sua inviolabile prerogativa. Il punto è che, al momento, questa opera di persuasione non è riuscita: la stragrande maggioranza dell’elettorato italiano è assolutamente a favore del modo in cui la legge regolamenta l’aborto. E finché, questa è la legge, è imperativo categorico rispettarla. Se si vuole compiere un’azione non-violenta per cambiarla, anche questo è legittimo: ma allora si impari da chi la pratica della non-violenza conosce davvero … si violi la legge e ci si auto-denunci alle autorità competenti, pretendendo la sanzione che la legge sancisce e poi si veda come va a finire.

Invece, la destra ha scelto un’altra strada. Più meschina. Quella del boicottaggio recondito della legge. In alcune delle regioni che governa, cioè, favorisce l’obiezione di coscienza dei medici e così anche l’assenza di strutture ospedaliere in grado di consentire alle donne di abortire. È la stessa pratica con cui in alcune regioni si cerca di non applicare la Sentenza Costituzionale sul suicidio assistito.

Le regioni, invece, hanno il dovere di garantire l’applicazione delle leggi del Paese. Quindi hanno la responsabilità sostanziale e politica di garantire che le loro strutture non pregiudichino ad alcuna donna la possibilità di soddisfare una volontà e una decisione che la legge a lei e solo a lei attribuisce.

Questo atteggiamento della destra in Italia è gravissimo.

 
 
 
Le responsabilità della sinistra

Ma anche la sinistra non scherza per niente. Il quadro presentato dall’articolo di Neodemos del 2018 segue a 5 anni di governi di centro-sinistra che non hanno fatto assolutamente nulla per gestire e, ancor meno, correggere la situazione. E anche dopo le elezioni del 2018 e quindi dopo la pubblicazione dell’articolo, la sinistra è stata sistematicamente al potere, vuoi con il Movimento 5 Stelle, vuoi con il PD e gli altri partiti che hanno sistematicamente appoggiato i governi successivi al primo governo Conte. Addirittura, dal 2019 abbiamo sempre lo stesso Ministro della Salute, esponente di sinistra, che continua a ignorare, non solo l’articolo del 2018, ma le sollecitazioni che gli provengono da chi, più o meno direttamente, il governo sostiene.

Non parliamo poi delle amministrazioni locali: la sinistra governa o ha governato in molte delle regioni in cui sia i tassi di obiezione dei medici, sia quelli di migrazione delle donne sono tra i più alti. Pertanto, in parte, le considerazioni sulle influenze straniere e su una certa tendenza a boicottare la legge 194/78, fatte per la destra, si possono estendere anche al versante della sinistra.

 
 
 
Che fare?

Il tema dell’accesso all’aborto da parte delle donne è dannatamente serio nel nostro Paese. Ed è evidente che il primo passo necessario per superarne i limiti è abbandonare lo spirito di tifoseria. Come abbiamo cercato di mostrare, le responsabilità non sono di una parte o di un’altra. Sono di tutti. Tutte le parti politiche, tutte le tifoserie, tutti gli organi d’informazione. Sul tema dei diritti esiste una sola forza politica in Italia che può davvero vantare di avere le mani pulite, la si ami o no: sono i Radicali; in questo caso, in particolare, nell’Associazione Luca Coscioni; non a caso subiscono il sistematico ostracismo della stampa e delle TV, tranne rare e sporadiche eccezioni.

C’è una sola strada per uscire da questa cappa di omertà. Diffondere la consapevolezza delle cose. E forse, chissà, in questo caso, i social network potrebbero essere di grande aiuto.

Speriamo!

 

 

Mappe elaborate in Tableau Public
© 2022, L’Irriverente

 

 

 

[1] L’articolo è liberamente consultabile online al link: https://www.neodemos.info/2018/05/22/aborto-e-obiezione-di-coscienza-in-italia-in-viaggio-per-poter-abortire/.

[2] L’articolo è disponibile, previa registrazione nel sito, al link: https://www.economist.com/graphic-detail/2022/09/23/the-difficulties-of-getting-an-abortion-in-italy. Naturalmente, è in inglese.

[3] Che io sappia, l’ha ripreso solo il Corriere della Sera: https://27esimaora.corriere.it/22_settembre_27/perche-italia-non-sempre-facile-aborto-donne-69c5fcfe-3e93-11ed-a7d0-8fb77372b6c6.shtml.

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